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CORONAVIRUS: COSA DIRE AI BAMBINI


Non è cambiata solo la quotidianità degli adulti che non vanno più in ufficio. Anche le giornate dei bambini, scandite da scuola, merenda, amici, sport, sono state scombussolate.

Le routine giornaliere sono importanti per noi adulti così come per loro. Avere dei momenti fermi nella giornata (attività stabilite al mattino, al pomeriggio..) è rassicurante. Rimandano ad una sensazione di stabilità e alla costruzione di una nuova e diversa “normalità”.

Questo vuol dire che i più piccoli hanno visto la loro realtà cambiare e sanno che qualcosa di diverso sta succedendo.



Non costruiamo dei segreti. Il detto-non detto crea tante incomprensioni e lascia spazio alla percezione e alla fantasia del bambino che può costruire scenari ancora più terribili e angosciosi di quelli che stiamo vivendo oggi.







Parlate ai più piccoli, in maniera chiara, concreta, con un linguaggio che si avvicini il più possibile al loro e per farlo potete utilizzare delle esperienze familiari al loro vissuto, che li aiuterà a comprendere meglio.









Passate dei contenuti reali in merito a quanto accade, sempre nel rispetto della capacità di elaborazione e di comprensione data dall’età del bambino. Al contrario, il rischio è di una interpretazione malevola delle informazioni veicolate dalla televisione, radio, social...

Hanno bisogno di sentire che tante persone stanno lavorando perché questa situazione di emergenza finisca. Questo li farà sentire più sicuri e al sicuro.




Utilizzate il gioco, non solo come momento ludico, ma anche come modalità per spiegare e per ascoltare quello che loro stanno sentendo e pensando. Hanno bisogno di sentire che c’è un adulto che li ascolta, che li protegge.












Parlate delle loro emozioni. Raccogliete la loro paura, la loro preoccupazione, se ci sono.

Siete voi gli adulti che in questo momento dovete contenere i loro stati d’animo, accogliendoli e rassicurandoli. Hanno bisogno di sentire che i loro genitori, nonostante le preoccupazioni, possono essere anche fiduciosi rispetto all’evoluzione futura di questo brutto capitolo.





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Francesca Meroni

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